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4 aprile 2011

Il sistema periodico di Primo Levi

L'ho finito in montagna, ieri sera, e l'ho trovato davvero , non esagero, il libro più bello che ho letto negli ultimi anni.

Perciò non voglio perderlo, non l'ho neppure lasciato in montagna, dove mi sono ripromessa di lasciare tutti i libri che finisco di leggere quando sono su, anche per alleggerire un pò la mia libreria straripante di libri, quaggiù in città.

L'ho portato giù anche perchè voglio averlo a portata di mano.Da una parte non mi spiego perchè abbia aspettato tanto a leggerlo e dall'altra sono contenta di averlo letto adesso, così non andrà facilmente nel dimenticatoio, come molti libri, anche bellissimi, letti molti anni fa.

Forse non volevo leggerlo perchè temevo che fosse un elenco chimico specialistico e noioso: non ho un gran rapporto con la chimica, pur avendo una formazione scientifica e una laurea in matematica, la chimica, è sempre stata un pò una sconosciuta, affascinante ma lontana dai miei studi e dai miei interessi.Eppure leggendo il libro di Levi mi sono accorta che avrei fatto meglio a coltivarla di più, riesce anche a fare questo.

Ma il libro mi è piaciuto tantissimo per altri motivi, che non quelli di un interesse scientifico trascurato: perchè le storie degli elementi sono delle storie filosofiche bellissime, perchè ho trovato pensieri e parole ricchi di significati culturali che vanno molto al di là degli elementi, o forse semplicemente perchè mi sono riconosciuta in una scrittura_pensiero, che riesce a rendere conto di sè della propria storia e soprattutto mi sono riconosciuta in questo...e uso le parole dello stesso Levi, intervistato da Philip Roth

..."Sono convinto che l'uomo normale è biologicamente costruito per un'attività diretta a un fine, e che l'ozio, o il lavoro senza scopo....provoca sofferenza e atrofia.Nel mio caso e in quello del mio alter ego Faussone, il lavoro si identifica con il problem solving, il risolvere problemi.

Ma ad Auschwitz,ho notato spesso un fenomeno curioso: il bisogno del "lavoro ben fatto" è talmente radicato da spingere a fare bene anche il lavoro imposto, schiavistico.Il muratore italiano che mi ha salvato la vita, portandomi cibo di nascosto per sei mesi, detestava i tedeschi, il loro cibo, la loro lingua, la loro guerra; ma quando lo mettevano a tirar su muri, li faceva dritti e solidi, non per obbedienza ma per dignità professionale".

http://www.ibs.it/code/9788806175016/levi-primo/sistema-periodico.




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12 febbraio 2011

sogno del 11 12 febbraio

In viaggio, un giovane si interessa a me, mi accarezza e mi tiene teneramente una mano sulla spalla, mentre stiamo percorrendo un tunnel che sento pericoloso.

io sono piacevolmente stupita , lui sembra molto sereno e sicuro di sè, siamo seduti a colazione, a un certo punto lui sta telefonando a qualcuno e al suo posto c'è un altro.

in una casa di campagna ci sono molti miei parenti fra cui un pronipotino che mi dà una testata da dietro, molto dolorosa, ma dicono che è normale, che i bambini fanno così.: fuori ci sono tantissimi gatti e mi sembra di riconoscere fra di loro anche il mio, invece no, lui è in casa, io e il nipotino cerchiamo di portarlo fuori, ma lui scappa e poi si rivolta contro il bambino, vorrebbe aggredirlo, io sono terrorizzata , li separo.

mia sorella parla con degli amici e organizza una gita per un evento in montagna (sulle luci?), ma io sono tagliata fuori da questa iniziativa e mi sento sola avverto la tragedia dell'isolamento e della solitudine in cui mi trovo: mi sveglio e realizzo che non è un sogno, è la realtà


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19 aprile 2010

le nozze di cana, allestimento di greenway

www.youtube.com/watch




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28 marzo 2010

Egitto

 

26 marzo 2010

dall'egitto

Tè al Fishavi's Coffeehouse al Khan-al-Khalili


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11 gennaio 2010

welcome

http://www.youtube.com/watch?v=NoRqzMGBU4U 




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20 dicembre 2009

da l'infinito viaggiare di Claudio Magris

 ...è immune da quel narcisismo e da quella facile retorica contestativa che si incontrano spesso (anche nella rete)pronti a indicare mete sociali astratte e impossibili per trarne l'autorizzazione a disinteressarsi di ogni piccolo progresso concreto , ad amare più il gesto della protesta, a infiammarsi, pur nelle polemiche politiche, più per i loro riflessi sulle faccende delle loro consorterie, che per la sorte della gente intorno a loro...a proclamare l'immaginazione al potere, ma incapaci di immaginare realmente i labirinti del potere e i suoi sviluppi imoprevedibili.
E' più facile credere di mitare il mondo recitando i versi libertari ....come nel 68, che occupandosi di scartoffie di governo.

p.s. ogni riferimento "non " è puramente casuale

4 novembre 2009

una nota sul crocifisso

 

ci sto pensando da due giorni, mi vengono in mente solo delle banalità, vedo che qualcuno le esprime ad alta voce, e allora ci provo anch'io a metterle qui, più che altro per aiutare me stessa a quel chiarimento di cui sento il bisogno: quello che non mi piace, in questa storia è la banalizzazione, ho letto un articolo riportato sull'eco scritto da Natalia Ginzburg, che non mi ha convinto per niente.
Dunque, ci risiamo: il crocifisso, Strasburgo, il Vaticano, lo stato italiano, il governo e lì'opposizione, ci sono tutti gli "estremi" su questo tema, il mio segretario, dovendo per forza di cose "sintetizzare" ha detto "considero inoffensivo questo simbolo" e lo confesso, al momento sono rimasta un pò basita, poi ho capito, ha scelto, fra tutte , la parola meno "offensiva" per tutte le diverse anime che sono nel suo partito, lui proprio non può, per ruolo dire altrimenti.
ma noi sì, qualcosa possiamo dirlo, e invece di prendercela con lui dovremmo discuterne insieme , invece di decidere che le liste per i circoli saranno bloccate (piccola nota polemica, ma questo argomento per ora lo lasciamo sullo sfondo)
Dico quello che penso io: le discussioni sul crocifisso sono iniziate non da molti anni, io ne ho 60 e ricordo , da piccola, c'era in classe la foto del Presidente della Repubblica e il crocifisso: nessuno ci faceva neanche caso, diciamo, erano lì, non "offendevano nessuno" effettivamente, facevano parte della nostra educazione, religiosa e civica, c'era l'ora di religione, la facevano i preti, nessuno diceva niente.
Poi i tempi sono cambiati, sono arrivati "gli altri", le altre religioni, ciascuna coi suoi "simboli o non simboli", e si sono in qualche modo "adeguati": nessuno diceva ancora niente, poi sono iniziate le campagne anti straniero con qualcuno di loro che provocatoriamente buttava il crocifisso dalla finestra, fatto assolutamente da condannare, a prescindere, a quel punto, mettiamo il crocifisso dappertutto, perfino Simona Ventura, alla tv esponeva il simbolo al petto, nei consigli di circoscrizione si votava per rimettere il crocifisso nell'aula del consiglio, i liberali si astenevano, anche quelli del pdl, mentre i leghisti dopo averne dette di tutti i colori al Papa e aver compiuto le loro pratiche pagane con l'ampolla sul fiume, diventavano i più accesi sostenitori dei crocifissi, li avrebbero messi anche nei bagni pubblici, se non fosse che effettivamente qualcuno si sarebbe risentito.
Ora , prendiamo il simbolo e prendiamo il suo significato: quello del sacrificio, dell'uomo che è morto per la salvezza di tutti, quello della passione che spinge a sopportare il male chiedendo perdono perfino per i propri assassini, prendiamo il significato e chiediamoci: ma sarà più importante l'interiorizzazione del significato o l'esposizione di un simbolo?
io penso che per la maggior parte dei difensori d'ufficio del simbolo, si sia perso il significato e solo le apparenze contano davvero, altrimenti si farebbero le battaglie per educare al sacrificio, alla passione, all'amore per il prossimo, battaglie che mi sentirei di condividere fino in fondo.
L'impressione invece è che valga esattamente il contrario.
Natalia Ginzburg sostiene che non possa essere obbligatorio esporre il crocifisso, ma che se anche solo un bambino (un bambino?) chiedesse di esporlo la maestra dovrebbe tirarlo fuori dal cassetto e metterlo in vista.Mi chiedo però che cosa succede al contrario: se anche solo un bambino (un bambino?) chiedesse di non metterlo dovrebbe essere fatto allo stesso modo.
Faccio solo un esempio;: quando insegnavo nei corsi professionali avevo le classi costituite per il 50% da ragazzi extracomunitari, prevalentemene arabi: a Natale dovevano costruire tutti il presepio, andava bene, era un "modo" anche di far conoscere le proprie tradizioni , anche religiose, non ci trovavo niente di male, ma ogni volta mi chiedevo se non era il caso, per manifestare desiderio di accoglienza , festeggiare tutti assieme la fine del ramadan, questo non succedeva mai, anzi, per giorni arrivavano questi ragazzini che non potevano mangiare fino a sera e i loro compagni li istigavano, li provocavano mangiandogli panini sotto il naso, durante l'intervallo: se non che un giorno, uno dei ragazzini arabi che voleva sentirsi in sintonia coi compagni bergamaschi leghisti mi disse "ma io non voterò mai per uno che si chiama mortadella, la mia religione me lo proibisce"...ecco, ho capito che un pò di integrazione stava avvenendo, ma non nel senso che avrei voluto.
conclusione: non la so.ci devo ancora pensare


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permalink | inviato da mariagrazia il 4/11/2009 alle 15:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

2 novembre 2009

una nota sul carcere

 

inutile dire che il dramma di Stefano mi ha colpito in modo particolare, conosco abbastanza bene il carcere da dentro, sono stata parte della cosiddetta area "trattamentale" come insegnante per sette lunghi anni e a tutti quelli che mi chiedevano e mi chiedono ancora adesso se è stata "un'esperienza interessante" rispondo sempre che è stata "un'esperienza sconvolgente" , almeno per me, e cerco di eliminare questa "mistica del carcere" , a giovani che mi chiedevano come fare a entrare rispondevo sempre di starsene lontani il più possibile: il carcere è un luogo dove si concentrano tutti i mali, le miserie, i dolori, l'impossibilità concreta di realizzare un "recupero" della persona , comunque difficilissimo, una di quelle missioni impossibili che fa sentire del tutto inadeguati: e quando ci fu l'indulto, tutta quell'indignazione per aver tentato almeno di alleggerire il peso di celle sovraffollate, di miserie sovrapposte, di fatiche immense per tutti, agenti di polizia penitenziaria compresi, mi ha sempre fatto pensare che da fuori non si riesca ad essere abbastanza obiettivi.
di ragazzi come Stefano ne ho conosciuti molti, i giornali non ne hanno mai parlato però, qualche volta, soprattutto i primi anni, non venivano a lezione e comparivano dopo una settimana con la faccia pesta, avevano litigato coi compagni di cella? a volte sì, a volte no, a volte gli agenti quelli che stavano per giorni a fare i turni nelle sezioni speciali non riuscivano a sostenere compiti così gravosi e si suicidavano.
è che su questo tema c'è uno scollamento davvero forte fra il fuori e il dentro e non è facile essere neutrali, si rischia di propendere per soluzioni "buoniste" e soluzioni di rigore.
non parliamo poi del rapporto difficile fra stranieri e detenuti italiani.
in un periodo in cui poi le risorse pubbliche sono andate sempre più assotigliandosi, è chiaro che le condizioni sono peggiorate assai, come se ce ne fosse bisogno, ricordo già i tagli sanitari nel carcere, quando mancavano perfino le medicine come l'aspirina, oppure quando il dentista potevavenire una volta ogni 15 giorni per 500 detenuti: ora il carcere si è riempito di nuovo, inutile dirlo, dall'indulto siamo tornati rapidamente alle situazioni precedenti, anzi con l'aggravante di meno risorse, maggior affollamento, ecc ecc.
un altro indulto? no, se fatto come è stato fatto l'altro, senza adeguata struttura esterna in grado di seguire, accogliere, offrire opportunità, un accompagnamento che non c'è stato e che ha fatto sì, che ragazzi giovani, appena usciti siano rientrati dopo poco.alcuni perfino chiedendo di essere rinchiusi, piuttosto che vivere da sbandati senza casa, lavoro, accoglienza.
sono molto pessimista , non mi sembra che ci sia volontà di affrontare il problema in modo serio.
lo so, dovrei parlare di più del "caso" di Stefano e mi unisco a quelli che chiedono "verità", è giusto che questo caso specifico, per la sua atrocità venga approfondito, ma non dimentichiamoci di tutto il resto, della situazione atroce del carcere e del sistema carcerario nel suo complesso.

28 ottobre 2009

NOI abbiamo già dato

è de coccio.
non ne vuole sapere.
insiste.


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permalink | inviato da mariagrazia il 28/10/2009 alle 13:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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